Dai nuovi reattori alla qualificazione dei fornitori: programmi, tempi e prospettive per le imprese manifatturiere italiane, spiegati passo dopo passo
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Il mondo avrà bisogno di molta più elettricità nei prossimi decenni. Auto elettriche, industria, data center e intelligenza artificiale consumano energia in quantità crescente, e questa energia va prodotta emettendo sempre meno anidride carbonica, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili importati. È questa la ragione per cui diversi Paesi, in Europa e nel mondo, tornano a investire nel nucleare: prolungando la vita degli impianti già in funzione, costruendone di nuovi o sviluppando tecnologie di generazione più recente.
Per anni il dibattito sul nucleare europeo si è concentrato soprattutto sul piano energetico e politico. Oggi la discussione entra in una fase più concreta, quella industriale: le strategie nazionali si traducono in procedure autorizzative, contratti di ingegneria, lavori preparatori nei cantieri e programmi per rafforzare la rete di fornitori.
Polonia, Romania e Francia sono tre casi utili per capire come funziona questo passaggio, pur trovandosi in fasi diverse. La Polonia sta avviando il suo primo programma nucleare civile, costruendo insieme alla centrale anche l’intera filiera che dovrà sostenerla. La Romania sta rinnovando un reattore già in funzione e completando altri due rimasti a metà da decenni. La Francia punta a costruire una serie di reattori simili tra loro, replicando processi e componenti per contenere tempi e costi.
Per le imprese manifatturiere, comprese quelle italiane, questi tre percorsi pongono una questione concreta. Costruire una centrale nucleare significa attivare una filiera lunga e articolata, che comprende componenti meccanici ed elettrici, impianti, automazione, materiali speciali, saldatura, lavorazioni di precisione, costruzioni civili, ingegneria, manutenzione e una gestione documentale molto rigorosa. Entrare in questa filiera richiede preparazione: i fornitori vengono selezionati e qualificati con un processo che inizia spesso diversi anni prima dell’assegnazione delle commesse vere e proprie.
Polonia: un programma nucleare e una filiera da costruire
La Polonia sta sviluppando il proprio primo grande programma nucleare civile intorno al progetto di Lubiatowo-Kopalino, sulla costa del Mar Baltico, nel comune di Choczewo. La centrale sarà composta da tre reattori del modello AP1000, una tecnologia progettata dall’azienda statunitense Westinghouse che usa acqua normale, mantenuta sotto pressione, per raffreddare il nocciolo e trasferire il calore che genera elettricità: è la famiglia di reattori più diffusa al mondo. Le tre unità avranno una potenza complessiva di 3.750 megawatt, l’unità di misura con cui si esprime la capacità di un impianto di generare elettricità. Il programma polacco punta, in prospettiva, a realizzare due centrali di nucleari, per una capacità complessiva compresa tra 6 e 9 gigawatt.
Il 31 marzo 2026 la società pubblica che guida il progetto, Polskie Elektrownie Jądrowe, ha presentato all’autorità polacca per la sicurezza nucleare la domanda di autorizzazione alla costruzione, il permesso che consente formalmente di avviare i lavori sull’impianto vero e proprio. Secondo il calendario attuale del progetto, la costruzione dovrebbe iniziare nel 2028, con le tre unità in funzione rispettivamente nel 2036, nel 2037 e nel 2038. Dal 2025 sono già in corso alcuni lavori preparatori sul sito, come la sistemazione delle aree e delle infrastrutture di supporto: opere distinte dalla costruzione del reattore, che partirà solo dopo le ulteriori autorizzazioni necessarie.
Il caso polacco è interessante dal punto di vista industriale perché riguarda un Paese che sta costruendo i suoi primi reattori commerciali: accanto alla centrale nasce quindi un intero ecosistema fatto di competenze, regole, infrastrutture e fornitori qualificati. Polskie Elektrownie Jądrowe, Westinghouse e la società di ingegneria Bechtel hanno avviato programmi dedicati a preparare le imprese locali a questo compito, e alcune aziende polacche hanno già completato le prime fasi di un percorso di conformità agli standard internazionali richiesti dall’industria nucleare: formazione del personale, verifica delle capacità produttive, adeguamento dei sistemi di qualità e realizzazione di componenti dimostrativi, cioè prototipi che dimostrano che l’azienda produce secondo gli standard richiesti. Completare queste fasi permette alle imprese coinvolte di competere per le future commesse del progetto polacco e, potenzialmente, per altri programmi internazionali basati sulla stessa tecnologia.
L’apertura della filiera è quindi un percorso progressivo, aperto ben prima della pubblicazione di un singolo bando, nel quale qualità, affidabilità produttiva e tracciabilità (la capacità di ricostruire con precisione l’origine e la storia di ogni materiale e componente) diventano parte integrante della proposta industriale.
Romania: rinnovare un reattore esistente e completarne altri due
La Romania procede lungo due direttrici parallele, entrambe legate alla centrale di Cernavodă. La prima riguarda il rinnovamento della sua Unità 1, un reattore di tecnologia CANDU, un modello sviluppato in Canada che usa acqua pesante invece di acqua normale come moderatore e refrigerante, a differenza degli impianti più diffusi in Europa: questa caratteristica permette di funzionare con uranio naturale, mentre le tecnologie più diffuse richiedono un passaggio di arricchimento. L’Unità 1 è entrata in funzione nel 1996, e l’intervento in corso prevede la sostituzione dei componenti principali e l’ammodernamento delle infrastrutture, con l’obiettivo di prolungarne l’esercizio per altri trent’anni.
I lavori civili collegati al progetto sono iniziati nel settembre 2025, e nel maggio 2026 l’operatore statale Nuclearelectrica ha annunciato il completamento del primo getto continuo di calcestruzzo per le strutture permanenti, un passaggio tipico delle prime fasi di un cantiere di questo tipo. La fase più delicata del rinnovamento, che comprende l’arresto temporaneo dell’unità e la sostituzione dei tubi del reattore, si svolgerà tra il 2027 e il 2030.
La seconda direttrice riguarda il completamento delle Unità 3 e 4 di Cernavodă, anch’esse basate sulla tecnologia CANDU. Le strutture civili di queste due unità furono avviate negli anni Ottanta e sono rimaste parzialmente realizzate per decenni. Nuclearelectrica indica oggi il 2030 e il 2031 come obiettivi per la loro entrata in funzione, tempistiche legate all’avanzamento dell’ingegneria, alle autorizzazioni, al finanziamento e alla successiva fase di costruzione e collaudo.
La dimensione industriale del programma romeno è rilevante: nella propria strategia di investimento per il periodo 2025-2030, con prospettiva al 2035, Nuclearelectrica stima un portafoglio di investimenti superiore a 20 miliardi di euro per il prossimo decennio, che comprende il rinnovamento dell’Unità 1, il completamento delle Unità 3 e 4, lo sviluppo di un piccolo reattore modulare a Doicești e altri interventi di sicurezza e modernizzazione.
Questo programma coinvolge direttamente anche l’industria italiana. Nel febbraio 2024 Nuclearelectrica, l’agenzia di credito all’esportazione SACE e Ansaldo Nucleare hanno firmato un accordo di collaborazione per sostenere lo sviluppo e il finanziamento del rinnovamento dell’Unità 1 e del completamento delle Unità 3 e 4. Nel novembre dello stesso anno Ansaldo Nucleare è entrata nel consorzio internazionale incaricato della prima fase del contratto EPCM relativo alle nuove unità, insieme alle società AtkinsRéalis, Fluor e Sargent & Lundy. La sigla EPCM indica un contratto con cui un consorzio di aziende progetta l’impianto, acquista i materiali necessari e coordina la costruzione, supervisionando l’insieme dei fornitori coinvolti. Il coinvolgimento di Ansaldo Nucleare e SACE rappresenta un punto d’ingresso concreto per la filiera italiana, che può favorire nel tempo la partecipazione di altri fornitori dotati dei requisiti tecnici richiesti.
Francia: una filiera pensata per produrre reattori in serie
Il programma francese è il più ampio dei tre. L’operatore statale EDF prevede la realizzazione di sei reattori del modello EPR2 nei siti di Penly, Gravelines e Bugey, con la possibilità di aggiungerne altri otto in futuro. L’EPR2 è la versione aggiornata dell’EPR, un modello di reattore ad acqua pressurizzata di grande potenza sviluppato dall’industria francese, pensato questa volta per essere costruito più volte con processi standardizzati.
Nel dicembre 2025 EDF ha reso pubblica una stima di costo di 72,8 miliardi di euro, calcolata a valori 2020, per la costruzione dei primi sei reattori. L’entrata in funzione della prima unità di Penly è prevista nel 2038, con le unità successive avviate a distanza di dodici o diciotto mesi l’una dall’altra. A Penly sono già in corso i lavori preparatori per sistemare il sito e allestire le aree destinate ai due reattori, opere che precedono l’avvio della costruzione nucleare vera e propria.
La presenza di più reattori identici rende centrale la capacità di ripetere lo stesso progetto, gli stessi processi produttivi e la stessa catena di fornitori. Il programma EPR2 nasce anche dall’esperienza raccolta con il primo EPR costruito in Francia, quello di Flamanville, collegato per la prima volta alla rete elettrica francese il 21 dicembre 2024, dopo un cantiere che aveva accumulato ritardi significativi rispetto ai piani iniziali: un’esperienza che il nuovo programma punta a correggere puntando sulla standardizzazione.
Il rafforzamento industriale della filiera francese è già visibile negli investimenti annunciati dai principali operatori. Nell’aprile 2026 EDF ha comunicato un investimento di quasi 100 milioni di euro da parte della controllata Arabelle Solutions per costruire un nuovo stabilimento di 20.000 metri quadrati a Chalon-sur-Saône, destinato a produrre scambiatori di calore (apparecchiature destinate alla parte convenzionale della centrale, tra cui separatori-risurriscaldatori di umidità e riscaldatori ad alta e bassa pressione, utilizzate per ottimizzare il ciclo termico e il funzionamento della turbina) per i sei EPR2 francesi, per le eventuali otto unità aggiuntive e per altri programmi internazionali. L’avvio della produzione è previsto nel 2030: un esempio concreto di come un programma nucleare generi investimenti industriali, nuovi stabilimenti e nuove esigenze di fornitura molto prima che i reattori entrino effettivamente in funzione.
Cosa significa in pratica per le imprese italiane
I programmi polacco, romeno e francese seguono tecnologie, calendari e modelli di gestione differenti, e condividono un’esigenza comune: fornitori capaci di garantire qualità, affidabilità, tracciabilità e controllo documentale lungo l’intero ciclo di vita della fornitura.
Per un’impresa manifatturiera, entrare nel settore nucleare richiede certificazioni specifiche, diverse a seconda del progetto: i requisiti dipendono dalla tecnologia utilizzata, dal tipo di prodotto o servizio fornito, dall’importanza del componente ai fini della sicurezza e dalle specifiche indicate dal committente. Tra i riferimenti più ricorrenti compare la norma ISO 19443, che adatta i normali sistemi di gestione della qualità alle esigenze specifiche del settore nucleare, imponendo controlli e tracciabilità aggiuntivi alle aziende che forniscono prodotti o servizi rilevanti per la sicurezza. Per i componenti meccanici dei reattori ad acqua pressurizzata, come gli AP1000 polacchi e gli EPR2 francesi, si utilizza spesso il codice RCC-M, un insieme di regole tecniche di origine francese che stabilisce come progettare e costruire questi componenti, oppure gli equivalenti codici ASME, sviluppati negli Stati Uniti e tra i più diffusi al mondo per i componenti e i recipienti a pressione. Nei programmi basati sulla tecnologia canadese CANDU, come quello romeno, contano invece gli standard della serie CSA N285, pensati appositamente per i sistemi e i componenti in pressione di questo tipo di impianti.
Applicare questi riferimenti richiede, in pratica, di intervenire sui propri sistemi di gestione, sulla qualifica dei cosiddetti processi speciali (come la saldatura o la forgiatura, che nel nucleare vanno eseguiti da personale e con procedure certificate), sulla tracciabilità dei materiali, sulla documentazione di produzione e sulla formazione del personale. Sono percorsi che richiedono tempo: i programmi europei si sviluppano su orizzonti di molti anni, ma le decisioni sui fornitori vengono preparate con largo anticipo. Le imprese che iniziano oggi a valutare i propri processi, le competenze disponibili e gli eventuali margini di miglioramento arrivano alle future opportunità con una posizione più solida.
Accanto agli aspetti tecnici c’è anche una dimensione relazionale. Operatori come Westinghouse, Bechtel, Nuclearelectrica ed EDF, insieme ai loro principali partner, adottano procedure specifiche per selezionare i fornitori, condurre verifiche e ispezioni (i cosiddetti audit), gestire la documentazione e controllare eventuali modifiche in corso d’opera. Comprendere questo linguaggio permette alle imprese di dialogare con i committenti in modo più efficace, valutare con realismo il proprio possibile posizionamento e presentarsi come interlocutori credibili fin dai primi contatti.
Un percorso per orientarsi nella filiera
Tra l’osservazione dei programmi europei e l’ingresso operativo nella filiera esiste uno spazio di analisi e preparazione. È in questo spazio che si colloca CIM Academy Nuclear.
Il percorso aiuta imprese, manager e professionisti a comprendere le tecnologie di base, la struttura della filiera, i principali riferimenti normativi, la cultura della sicurezza, i processi di qualificazione dei fornitori e le possibili strade di accesso al mercato. L’obiettivo è fornire gli strumenti per compiere una valutazione industriale concreta: capire quali competenze sono già presenti in azienda, quali requisiti vanno ancora sviluppati e su quali segmenti della filiera può esistere un posizionamento credibile.
I programmi di Polonia, Romania e Francia costruiranno la geografia industriale del nucleare europeo dei prossimi vent’anni. Per le imprese italiane, comprenderne oggi la struttura è un primo passo utile per decidere, con metodo e consapevolezza, se e come parteciparvi.
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